Gli auguri di Mons. Spinillo alla Caritas: “Insieme, diamo forma ad una società nuova”

Ieri mattina, nei locali dell’episcopio della Diocesi di Aversa, il vescovo Angelo ha accolto una rappresentanza della Caritas diocesana per il consueto scambio di auguri natalizi.
Il direttore, don Carmine Schiavone, ha presentato al Pastore le diverse realtà che arricchiscono il cammino Caritas e che rappresentano il braccio che la Chiesa locale sceglie di tendere verso i poveri.

Un profondo sentimento di gratitudine ha caratterizzato le parole di don Carmine il quale, a nome di tutta la famiglia Caritas, ha riconosciuto la vicinanza e la passione con la quale il vescovo accompagna le diverse iniziative e attività di carità che sostengono l’impegno quotidiano di numerosi operatori e volontari.

Nel suo saluto, il vescovo Angelo ha ringraziato tutti e ciascuno per l’attenzione agli ultimi dimostrata nell’opera che ogni giorno tiene accesa, nella nostra diocesi, la luce della solidarietà. “Credo sia importante evidenziare come in questa società che sembra non dare attenzione all’altro“, ha affermato mons. Spinillo, “noi continuiamo a fornire la ricchezza dell’ascolto“.

Scegliamo di ripotare alcune parti del suo discorso agli operatori e volontari della Caritas diocesana di Aversa:

Papa Francesco nell’Enciclica “Fratelli Tutti” vuole dirci che bisogna cercare un modo nuovo di organizzare la società umana, dove ciò che conta non sarà la necessità di produrre di più, ma l’attenzione alla possibilità che ogni persona può offrire.
Come si tradurrà questo in un progetto politico? È difficile dirlo, certo è che la storia va avanti e ogni giorno non è mai uguale a quello precedente. Cambiano i rapporti, i modi di incrociare le storie e di dialogare con chi incontriamo. Credo che questo sia, dunque, un processo già in corso nel quale anche noi stiamo contribuendo a scrivere una nuova pagina di storia.

Vivere il passaggio dall’amicizia alla fraternità è già un modo per costruire una società nuova. La differenza sta nel fatto che l’amicizia, pur essendo una meravigliosa dimensione dell’umanità, talvolta può anche finire. La fraternità, invece, non può terminare. Con un fratello, infatti, il senso di appartenenza viene prima della nostra possibilità di scegliere e questo significa che rispetto ad un fratello io sono chiamato ad avere sempre una particolare attenzione. Qualunque cosa succeda, c’è sempre un legame dal quale non si può prescindere e che chiama sempre ad essere attenti.

L’ascolto e la fraternità sono già la base di quella nuova società che il Santo Padre presenta nell’Enciclica ed è proprio questo l’impegno che sento di potervi dare.

Sento, inoltre, di ringraziarvi per aver scelto di vivere pienamente l’esperienza del camminare insieme. È questa una “fatica” che caratterizza ogni famiglie e tutta la Chiesa. Continuiamo a considerarci una comunità in cammino, fatta certamente da persone diverse e caratterizzati dalla consapevolezza che nel cammino non abbiamo tutti lo stesso passo. Ma essere comunità significa riconoscere che siamo tutti diretti verso la stessa metà. Nella diversità, non ci sarà mai una piena intesa, è normale e non c’è da averne paura. Dobbiamo temere solo le chiusure”

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