Un’ora d’amore. La richiesta di una prostituta ai volontari della Caritas

Un’ora soltanto. Come se fosse uno tra i tanti appuntamenti in questa notte gelida dove il freddo più difficile da affrontare resta comunque quello dell’ennesima prestazione sessuale consumata senza amore, a pagamento, solo per soddisfare l’istintuale bisogno di qualche pover’uomo.

Decide di raggiungere la struttura della Caritas di Aversa. Si chiama Irene, costretta a vendere il suo corpo su una delle strade che portano dalla città normanna a Caserta. Questa notte dovrà restare accanto al fuoco acceso in un bidone di fortuna fino alle due, in attesa di qualcuno che scelga di comprare il suo corpo.

Ai volontari che la raggiungono, nel consueto giro notturno, chiede un po’ di calore. Non le servono coperte e nemmeno ha bisogno del cappotto che gentilmente le porgono. Vuole incontrare persone che sappiano accoglierla senza chiederle nulla in cambio. Vuole godere della bellezza di relazioni disinteressate, di uomini che sappiano farle compagnia e possano regalarle un sorriso.

La tratta delle donne esiste, anche se si finge di guardare dall’altra parte quando si attraversano alcune strade del nostro territorio. Donne di varie etnie, di età mai realmente rese note, anche minorenni.

Lo sfruttamento della prostituzione esiste ed è fenomeno assai diffuso, distrugge le vite di sorelle, figlie, madri continuamente ricattate, tenute sotto scacco da bestie senza scrupoli, sciacalli che addentano prede deboli ed indifese per trarne profitto.

se esiste un’offerta di questo tipo è perché, secondo una banalissima legge di mercato, esiste una domanda proporzionata ed è proprio questa che bisogna fermare se si vuole davvero contrastare il fenomeno della prostituzione.

In Italia, stando ai dati diffusi dall’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, esistono 9 milioni di clienti e la stima delle ragazze vittime della tratta presenta cifre fin troppo elevate:  fra le 75.000 e le 120.000, di cui il 65% è in strada, il 37% è minorenne.

Sono tantissimi anche i falsi miti da sfatare in merito. Nessuna tra le donne che si prostituiscono in strada sceglie volontariamente di vendere il proprio corpo. C’è sempre una necessità a monte, un motivo che le costringe a restare lì, dalla povertà estrema al ricatto dei criminali.

Affermare, inoltre, si tratti del “mestiere più antico del mondo”, serve solo ed anche in questo caso a rendere più sopportabile un fenomeno che mai esisterebbe in una società che ama definirsi civile.

Irene racconta esattamente questo. Discreta nella presenza, entra in casa con il timore di essere giudicata e disprezzata per il suo “lavoro”. Viene accolta con altrettanta delicatezza e senza alcuna forma di pregiudizio, come sempre accade da queste parti.

Conosce l’amore e sa bene che quello non si compra, né si vende. Lo ha forse trovato stando tra gli amici della Caritas. Ne prende con sé un piccolo pezzo prima di andare via. Ritornerà su quella strada e vi dovrà restare ancora per qualche ora. Chissà se, adesso, farà un po’ meno freddo…

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